IL SEDUTTORE

Donnerstag, 18 Januar 2018

Roberto Alpi, Laura Lattuada, Agnese Nano, Isabel Russinova in IL SEDUTTORE di Diego Fabbri
regia di Alessio Pizzech
produzione Laros

La storia de “Il seduttore” è quella di Eugenio, il protagonista, che gestisce un’agenzia di viaggi ed è sposato con Norma, ma intrattiene due relazioni extraconiugali: la prima con Wilma, la seconda con Alina, segretaria presso l’agenzia. Tre donne, tre luoghi e tre modi di vivere una relazione sentimentale totalmente differenti. Norma è alla ricerca di un amore fedele, ma insegue qualcosa che ormai è finito; Wilma è impegnata in una guerra costante e radicale con Eugenio in cui carne e sensualità diventano privilegiato campo di battaglia; infine Alina, proiettata in un sogno di fuga dalla realtà, in un gioco di emozioni eccitante e leggero. Comprendiamo dal procedere della pièce che la storia di Eugenio, “il seduttore” è legata, seppure indirettamente, alla perdita del figlio avuto da Norma, la cui presenza in scena è restituita dall’immagine di una bicicletta e dal suono ostinato del suo campanello. Da questa trama di tradimenti si dipana una serie di situazioni in cui Eugenio scivola ripetutamente, sino ad un finale tragico quanto inatteso.

Alessio Pizzech spiega: “Nel “mio” Seduttore, va in scena tutto il teatro delle ipocrisie dell’Italietta anni Cinquanta, con le sue finzioni, le sue necessarie bugie, e con tutta la sua amara verità, dai risvolti spesso tragici, come ci dimostra peraltro l’epilogo della pièce. Io mi sono limitato a pervadere l’intero testo di una certa dose di crudeltà, che in verità già trasuda dal testo di Fabbri: quella agita intenzionalmente dal personaggio, ma anche quella che involontariamente, ma inevitabilmente risulta dal suo perverso gioco di seduzione e tradimenti, e che finisce con il sfuggirgli di mano. Non ci sarà facile perdonare questo seduttore, se non in virtù di due sue “troppo umane” qualità: la sua tristezza, la sua malinconia di fondo, che proviene dal lutto subito, che costituisce l’antefatto del racconto (la perdita dell’unico figlio, piccolo) e, al di là di tutto – moralismo, convenzioni, finzioni – la sua ricerca della propria verità”.

Alleggerendo il tono, il regista aggiunge: “Il mio vuole anche essere un tributo all’arte tutta “italiana” della seduzione e del tradimento, il cui potenziale drammaturgico esplode in questo lavoro in una pirotecnica girandola di situazioni a incastro, e di scene che, come in una giostra che gira vorticosamente su se stessa, si susseguono tra loro all’impazzata”.

Teatro dell'Olivo

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