Storia mineraria versiliese

La storia mineraria delle escavazioni minerarie a Valdicastello e Bottino.

Tratto dall'articolo di MARCO BALDI in "Studi Versilesi".

L'IMPRESA METALLURGICA DI VAL DI CASTELLO. VITA TRAVAGLIATA DI UNA GRANDE INDUSTRIA DELLA VERSILIA (1832-1837).

Quando è affrontato il tema relativo all'inizio delle attività industriali organizzate nell'enclave medicea del Vicariato di Pietrasanta, subito ci si richiama agli anni seguenti la Restaurazione e sono esaminate e descritte in ogni loro aspetto quelle connesse allo sfruttamento degli agri marmiferi. Si tralasciano così, o se n'accenna solo marginalmente, quelle minerarie e metallurgiche le quali, seppure in forma minore e limitata nel tempo, condizionarono vita ed economia di interi paesi come, ad esempio, Valdicastello e Gallena.
Personalmente ritengo che questo modesto interesse storico possa ricercarsi sia nella scarsa documentazione (peraltro dispersa fra archivi e raccolte varie anche irraggiungibili), sia nell'accettazione senza tentativi di approfondimento e/o verifica della vecchia letteratura mineraria. Propongo perciò questo tentativo di indagine archeologico-industriale sulle coltivazioni a galena argentifera di Valdicastello e dell'Argentiera reso possibile, al di là della conoscenza specifica delle miniere e delle loro vicende, dall'esistenza nell'Archivio Storico Comunale di Pietrasanta di una filza di documenti relativi alla contabilità metallurgica dello stabilimento di Valdicastello compresa fra il 5 ottobre 1832 ed il 30 giugno 1834, fino ad oggi poco o nulla studiata.
Il periodo seguente la Restaurazione è caratterizzato dalla cosiddetta calata degli imprenditori (o "speculatori") stranieri alla ricerca di nuove fonti di guadagno, sfruttate anche in forma selvaggia perché, se non apertamente favoriti nella loro azione, essi erano quanto meno tollerati dal potere centrale e da una parte di quello locale. Tutto ciò avveniva in Versilia, in una terra potenzialmente ricca di risorse naturali ma ancora vergine da industrie ed associazionismi operai, perciò con mano d'opera a basso costo e dove l'economia rimaneva legata all'agricoltura ed alla pastorizia oltre che, ma solo in parte pressoché trascurabile, ad un modesto artigianato come, ad esempio, le coltellerie di Pomezzana o la lavorazione del ferraccio nel forno e nei distendini della Magona granducale a Ruosina (la cui gestione dal 1835 passerà ai privati), dove però era impiegata prevalentemente mano d'opera bresciana.''
Uno dei primi stranieri ad interessarsi delle vecchie ed abbandonate miniere argentifere è il Cav. Giuseppe Naro Perres, "spagnolo e personaggio noto in Roma per un suo progetto di escavazione del Tevere", come si rileva dalla corrispondenza intercorsa tra i versiliesi Giovanni Belloni, Tommaso Albiani e Vincenzo Santini. Sempre dalla stessa fonte si sa che nel 1829 il suddetto si stabilisce a Gallena da dove inizia le ricerche nelle antiche gallerie. Testualmente si scrive: "Qui [nel Vicariato] adesso vi è del moto e non si parla d'altro che della riapertura delle miniere dell'argento e di altri minerali" e si prosegue informando che il Cav. Perres si è rivolto agli abitanti "con un pubblico manifesto per ricercare cento azionisti o capitalisti ciascun partecipante con 500 franchi per la formazione di un'impresa dove lui è direttore generale". Per il momento non vi sono adesioni, "tuttavia continua a comprare terreni a Gallena ed a Val di Castello dove ha intenzione di aprire i pestatoi e la fornace" Secondo quanto è noto al Santini, l'invito non trova consensi locali ed allora il Perres si trasferisce in Francia ed in Austria alla ricerca di soci e capitali e finalmente il 21 settembre 1832 è costituita a Vienna l'Impresa Metallurgica della quale egli stesso è direttore generale, mentre il signor Leone Perres (probabilmente un congiunto) n'è il cassiere generale. Da questo momento l'attività del Cavaliere diviene frenetica. Al principio di ottobre lo troviamo in Francia dove, a Parigi e Lione, acquista attrezzature da miniera e da laboratorio (lampade, bilance di precisione, ecc.), provvedendo anche alla loro spedizione da Grenoble a Livorno da dove, il successivo 11 Novembre, saranno imbarcate sul navicello S. Demetrio per essere consegnate "salve e non bagnate dalle acque" alla spiaggia del Forte dei Marmi al signor Agostino Guglielmi, cassiere delegato dell'Impresa di Valdicastello. Sempre in Ottobre i membri del Consiglio di Amministrazione visitano le miniere (spese per viaggio e soggiorno Lire 402), mentre il giorno 15 iniziano i lavori preliminari per la riattivazione, "affidando al caporale Luigi Angelini con altri individui, il cottimo per rendere agibili le miniere e spurgare le gallerie antiche dai fanghi e pietrame che le ingombrano e costruire i necessari stradelli". Intanto a Valdicastello, lungo il canale del Ferraio, si procede all'individuazione della parte di collina da sbancare per ottenere una serie di piani dove costruire alcuni impianti.
La vecchia casa di Gallena è ormai decentrata rispetto agli impianti in costruzione per questo n'è affittata una a Valdicastello da Manrico Bramanti per Lire 11-10 (Lire - Soldi) mensili da pagarsi a semestri anticipati. Le spese generali per la sistemazione sono di Lire 198-6-8 (Lire - Soldi - Denari) delle quali Lire 38-5 "ai fratelli Balderi muratori e per loro, che non sanno scrivere, riceve il sig. Francesco Gamba", personaggio che da adesso troveremo legato all'Impresa sia come fornitore di materiali e servizi vari sia come magazziniere, anche se questo non gli impedirà mai di anteporre i propri interessi.
I viaggi, intanto, non sono finiti ed il 28 e 29 Novembre il Perres si reca a Livorno "per trattare con la Compagnia Mineralogica" che dal 1831 aveva ripreso, ma senza successo, i vecchi lavori medicei del Bottino trovandosi presto in gravi difficoltà economiche, e segue l'acquisto di materiale vario. Quantomeno, acquista della cancelleria poiché fino a tutto il gennaio 1833 fogli di presenza operai e ricevute di pagamento compaiono su carta intestata della Compagnia stessa dove le diciture "Compagnia Mineralogica" e "Bottino-Sciorinello" sono annullate con tratti di penna e sostituite con "Impresa Metallurgica" ed "Argentiera e Valdicastello".
Dal 13 al 29 dicembre il Perres è a Firenze "per vedere il Granduca e fare altre operazioni per la intestatura (riconoscimento) dell'Impresa'' e fra le varie spese sostenute troviamo "Regali d'uso alle reali segreterie Lire 40". Anche negli anni seguenti avremo voci relative a "vari regali affidati al procaccia Iacopo Pera per condurli a Firenze". Troppo lunga sarebbe la descrizione di spese e ricevute perciò mi limiterò alle più significative. Per terminare l'anno 1832, si osserva che i saldi per lavori e forniture avvengono il 31 dicembre sia a Gallena che a Valdicastello. Lo stesso giorno termina anche il cottimo per la riattivazione delle miniere, in anticipo sui tempi previsti e con soddisfazione dei committenti tanto da giustificare, oltre al pagamento di Lire 1466-8 per mano d'opera, l'erogazione di due "regalie straordinarie ai lavoranti", una di Lire 40 all'Angelini e l'altra di Lire 38 da dividersi fra gli altri esecutori
La fretta di entrare in produzione fa sì che immediatamente, il giorno successivo 1° Gennaio 1833, abbiano inizio i veri lavori estrattivi, per il momento limitati alla sola Argentiera, dove sono impegnati, oltre al caporale Angelini ed al sotto caporale Matteo Baldi, 15 minatori ed otto manovali, mentre contemporaneamente è aperta una massiccia campagna di assunzioni e già nella settimana successiva gli addetti salgono a 38, fra i quali quattro donne impiegate nella cernita a mano del minerale (le sceglitrici sono Rosa Baldi, Lucia Galleni, Stella Aluisi ed Agata Angiolini), per passare ai 64 della settimana seguente. Il numero sarà poi in costante aumento, poiché dal 26 Gennaio iniziano le attività estrattive anche a Valdicastello dove è trasferito, ed avanzato di grado a caporale, Matteo Baldi.
Inoltre, in questa località è introdotto sia il lavoro notturno dei manovali per lo sgombero delle gallerie da quanto estratto nella giornata, con un soprassoldo di una lira o di 1-6-8 a seconda della qualifica, sia quello minorile svolto dai cosiddetti garzoni che in seguito saranno suddivisi in due categorie a seconda dell'età. Sempre in gennaio arrivano capitali in valuta, ritirati dal Gamba a Carrara, ed avviene il desiderato riconoscimento granducale, tanto che sulla carta intestata comparirà poi la dizione "Impresa Metallurgica autorizzata con sovrano benigno rescritto del l8 Gennaio 1833; miniere e stabilimento dell'Argentiera e di Val di Castello nel Vicariato di Pietrasanta in Toscana".
Segue l'acquisto di attrezzature per la coppellazione, mentre all'Argentiera è costruita una capanna "ad uso magazzino ed officina con forgia e pila per acqua ad uso del fabbro".
Appaiono interessanti alcuni salari giornalieri:
caporale - sottocaporale Lire 1-13-4;
muratore - falegname - minatore - fabbro Lire 1-10;
minatore da Lire 1-3-4 a 1-6-8;
manovale Lire 1;
sceglitrice - garzone s. 13-4.
Gioacchino Sormani "capo maestro falegname e meccanico" riceve Lire 80 mensili. Pur essendoci una differenza salariale fra i minatori, non compare ancora la suddivisione in categorie che interesserà poi anche i manovali.
Con febbraio iniziano gli arrivi dei tecnici specializzati nei vari settori produttivi (capi maestri), reclutati prevalentemente in Francia (da cui l'appellativo di Savoiardi) e provenienti in genere da Parigi. Essi ricevono un rimborso per spese di viaggio di Lire 160 ed una prima sistemazione a Valdicastello presso l'inesauribile Gamba, sempre attento ai propri interessi. Infatti, il 19 febbraio egli "riceve Lire 72 per vitto e alloggio somministrati per i primi giorni al commesso Antonio Mugnaini ed ai due capi maestri savoiardi e per nolo dei letti fin qui serviti ai signori Richard e Sormani ed a garanzia" (dei beni dello stesso Gamba).
Avvicinandosi la bella stagione, si intensificano gli sforzi per la costruzione degli impianti, proseguono le assunzioni di mano d'opera generica ed aumentano i salari di alcune categorie dirigenziali.
Il 20 marzo a Firenze è ratificato dal notaio Naro Ferdinando Cartoni il contratto costitutivo dell'Impresa, mentre il 22 segue l'acquisto a Valdicastello "di un frantoio con mulino sul canale del Pollone a Grottaferrata con servitù di acqua, gora e lavatoio" da Giovanni Matteo Bottari e parenti. Il relativo rogito è del notaio pietrasantese Tommaso Frullani che anche in seguito provvederà ai bisogni locali del Perres, come ad esempio il successivo 1° ottobre per la vendita fatta da Giulio Gamba Martelli, sempre a Valdicastello, di "un corpo di terra con sopra due mulini e servitù di acqua in luogo detto al Prato". Tutto questo offre la possibilità di fare alcune successive considerazioni. Tra i molteplici pagamenti fatti dall'impresa ne compaiono diversi per generi alimentari e questo consente di avere un'idea sul tipo di alimentazione che sembra piuttosto frugale, peraltro integrata con 1'allevamento di animali da cortile (si registra anche l'acquisto di un maiale) e con la coltivazione di orti e di una piccola vigna. Al tutto si poteva aggiungere la disponibilità di vettovaglie nel Vicariato di Pietrasanta. Stante la penuria, il grano era invece acquistato in grossi quantitativi a Livorno e trasportato con navicelli a Forte dei Marmi per l'inoltro a Valdicastello; così le aringhe in barile, mentre granoturco, olio, formaggi e salumi erano invece di produzione locale, come il vino comune, mentre quello definito "di ottima qualità" era reperito sempre a Livorno insieme a "caratelli di vino dell'Elba". Ancora oggi esiste a Valdicastello, alla periferia nord del paese ed attigua agli impianti del tempo, la borgata Parigi, ultima testimonianza della cittadella creata dalla dirigenza e dalla mano d'opera specializzata straniera.
A questo punto è da notare come l'acquisto dei mulini nella località "al Prato", che si trova a valle degli impianti, non era finalizzata alla captazione dell'acqua necessaria al funzionamento di questi ultimi ma piuttosto all'uso diretto dei mulini stessi, escludendo così la dipendenza per molitura dai proprietari di edifizi ad acqua con i quali il Perres entrerà ben presto in conflitto aperto così come farà, del resto, con gran parte degli abitanti.
Continuando la ricerca tra i fogli di presenza degli operai e tra i pagamenti ai tecnici specializzati (per i quali il salario era mensile), è possibile affermare che quella di Valdicastello fosse la più grande industria del Vicariato. Infatti, prendendo a campione i documenti relativi al mese di giugno l -33, troviamo ben 257 addetti che saliranno ad oltre 300 in dicembre (la cifra è comunque per difetto, non comprendendo i dirigenti e gli avventizi) in seguito all'apertura degli impianti. Inoltre, compaiono numerosi pagamenti per prestazioni saltuarie come (ne cito solo alcune di interesse locale): taglio di boschi, costruzione di scale in legno per miniere o fornace da calce, opera di carbonai, trasporti di tavole e mattoni refrattari, ecc. E' ancora interessante notare che è stato possibile accertare, sempre attraverso la consultazione della filza, una bassa percentuale di analfabetismo tra gli addetti. Infatti, anche se scritture le firme appaiono spesso incerte, non sono poi molte quelle ricevute di pagamento dove compare la dicitura: "e per ... che non sa scrivere, riceve...", seguita dalla firma del garante. Uno sguardo adesso al lavoro femminile ci dice che, oltre alle 11-15 sceglitrici addette alle miniere, durante 1'estate ve n'erano 48 impegnate "per trasporto della rena alle fabbriche" e da 30 a 35 per "trasporto di fasci di legna" tagliata nei boschi circostanti acquistati a più riprese dal Perres. Con l'entrata in funzione della laveria e l'ultimazione degli altri impianti, il loro numero passerà ad una sola sceglitrice all'Argentiera, a 30 lavatrici del minerale e, ancora, da 30 a 35 per i fasci di legna.
Particolarmente interessante è una nota di spese relativa al mese di marzo 1833 dove, in calce e quasi nascosta, appare l'annotazione "Regalia straordinaria al Sig. Lamporecchi per le premure prestate alla Impresa come dalla decisione del Consiglio generale di Vienna del 10 Febbraio Lire 600. La cifra non ha bisogno di commenti rapportandola a salari e prezzi correnti ma purtroppo non sono riuscito a stabilire con certezza chi fosse il non meglio definito signor Lamporecchi; posso soltanto supporre che si trattasse di un membro della omonima famiglia di Pietrasanta, ben introdotta nella vita pubblica della comunità. Il successivo 5 Aprile, comunque, il Perres scrive "all'Illustrissimo Sig. Vic

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