Una grande confusione
o, se si preferisce, un equivoco storico ormai consolidato,
al quale sembra impossibile mettere riparo, regna intorno
alla toponomastica di uno dei litorali più incantevoli
e celebrati della nostra penisola, la bella Versilia ricca
di pinete e di marmi, castagni, oleandri, tamerici, caprifogli,
pitosfori, rincospermi che spargono nei tiepidi e caldi mesi
di primavera e d'estate il loro acuto profumo misto al salso
odore del mare.
Nell'opinione corrente, i confini della Versilia s'identificano
a Sud con la pineta di San Rossore, passata Bocca d'Arno,
e a Nord con il fosso del Cinquale e le sabbie di Marina di
Massa, dei Ronchi e del Poveromo. Nel tracciato di questi
confini si riassume il pomo di una discordia ringhiosa e rissosa
che si trascina da un secolo. Sui confini a Levante e a Ponente
non sorgono discussioni, tutto è davanti agli occhi.
Il sole sorge dietro le Alpi Apuane, e tramonta al mare.
I versiliesi puri, irreducibili, che contestano questa cartografia
e non si rassegnano a confondersi con gli abitanti di Viareggio,
di Torre del Lago e del Lido di Camaiore, hanno molte ragioni
da vendere. La Versilia autentica, incorrotta, incontaminata
da ricorrenti migrazioni sale a perpendicolo dalle spiagge
di Marina di Pietrasanta e di Forte dei Marmi (o Magazzino
dei marmi, come si diceva nell'Ottocento) verso le alture
di Pietrasanta e di Serravezza, e di lì s'inerpica
lungo le gole e gli ombrosi anfratti che costeggiano il torrente
Versilia fino a raggiungere i comuni che si raccolgono adagiati
nelle verdi conche sotto le vette delle Apuane: Cardoso, Farnocchia,
e la bellissima Stazzema. [...]
[...] La capitale abusiva della Versilia, Viareggio, non era
allora la città un po' qualunque che è oggi.
[...]
(Adnkronos) Nato a Viareggio nel 1928, morto a Roma l'11 Aprile
2004, Garboli e' stato tra i maggiori saggisti e crici letterari
della nostra epoca. Ha scritto di poesia, teatro e arti figurative
e praticato una intensa attivita' accademica, insegnando negli
atenei della capitale a Macerata e al Politecnico di Zurigo.
La sua produzione ha riguardato essenzialmente lo studio e
la critica di alcuni dei maggiori autori italiani, tra i quali
Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Sandro Penna, Antonio Delfini,
Roberto Longhi, Mario Soldati e Giovanni Pascoli. Ha tradotto
per il teatro opere di Shakespeare, Marivaux, Gide e Pinter
e con la sua attività di traduttore e saggista, in
particolare con le originali ipotesi sul ''Tartufo'', il ''Don
Giovanni'' e ''Il malato immaginario'', ha determinato la
rinascita in Italia dell'interesse per il teatro di Moliere.
E' stato direttore della rivista Paragone Letteratura (Sansoni
Editore) fondata a Firenze da Roberto Longhi e Anna Banti
nel 1950 e ha diretto, per la casa editrice Adelphi, una collana
di testi inediti, introvabili o dimenticati. Tra i suoi titoli
piu' noti si ricordano ''La stanza separata'' (Mondadori 1969),
''Penna papers'' (Garzanti 1984), ''Scritti servili'' (Einaudi
1989), ''Trenta poesie famigliari di Giovanni Pascoli'' (Einaudi
1990). Ha curato inoltre il progetto editoriale della prima
traduzione integrale della ''Memorie d'oltretomba'' di Chateaubriand
(Einaudi 1995). Una sua recente raccolta di saggi dal titolo
''Ricordi tristi e civili'' (Einaudi 2001) aveva destato particolare
interesse nel mondo politico ed intellettuale. In essa Garboli
proponeva una serie di conversazioni, articoli e recensioni
a commento degli avvenimenti culturali e politici piu' noti
degli ultimi decenni, dall'assassinio Moro al caso Tortora,
dal suicidio Gardini alla P2, presentando al lettore la sua
visione della storia, quella, come ebbe a sottolineare Enzo
Siciliano ''di uno scrittore che rifiuta ogni appartenenza,
cittadino forse non del mondo ma soltanto del proprio scontento,
delle proprie delusioni''. La sia ultima fatica, un'opera
che lo ha visto impegnato per piu' di due decenni: il doppio
cofanetto di 'Poesie e prose scelte' di Giovanni Pascoli,
della Collana I Meridiani della casa editrice Mondadori (2002),
in cui ha tentato una riorganizzazione del corpus canonico
delle opere pascoliane con l'intento di evidenziare quella
che, secondo il critico, fu ''l'opera più significativa
del poeta romagnolo: il 'romanzo' della sua vita'', rendendo
attraente, per il lettore contemporaneo, l'opera dello scrittore.
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Articolo pubblicato per gentile concessione a Versilia.org
di Cesare Garboli.
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