ACETO di MORE
E' un aceto al quale viene dedicata una particolare e più complessa lavorazione.
Colte le more e spremutone il sugo, se ne leva una piccola parte che viene messa al freddo, per impedirne la fermentazione, e che, giacendo, deposita la polpa rimasta e si chiarifica: viene chiamata 'mosto muto'. La rimanente maggior parte viene fatta fermentare. Da questa si toglie poi una piccola percentuale che si distilla.
La parte fermentata, che è quella abbondante, viene 'acetificata' con il sistema detto 'del truciolo': è al contatto con l'aria che qualsiasi prodotto fermentato si inacidisce - così, facendo colare il liquido fermentato sulla superficie curva dei trucioli, è portata al massimo la durata dei contatto con l'aria. All'aceto così ottenuto viene ora aggiunta sia una piccola parte di mosto muto per ammorbidirne il sapore e dargli il profumo del frutto, sia una dose di distillato per aumentargli la gradazione e dargli un carattere che, insieme al mosto muto e ad un invecchiamento di oltre un anno in carati di legno, gli procura quella particolare armonia.
Produzione annua: 1.500 bottigline da litri 0,250 |
ACETO di UVA
Viene utilizzata l'uva, con procedimento analogo a quello usato per le more.
Ambedue gli aceti sono ottenuti con la frutta della tenuta di Forci, portata a Paganico, presso Grosseto, alla Distilleria Artigiana Nannoni e da essa prodotti ed imbottigliati.
Produzione annua: 2000
Durata: circa 2 anni.
Confezioni: bottigline da litri 0,250 - scatole da 6 |